martedì 20 ottobre 2026

Kintsugi e Rhett Butler: due filosofie davanti a una tazza rotta




A proposito di dubbi letterari, ce n'è uno che mi affligge da un po'.
Riguarda una tazza rotta.
O meglio… riguarda due libri molto famosi che, davanti a una tazza rotta, esprimono due visioni della vita apparentemente inconciliabili.
Uno è un libro di filosofia orientale che è andato per la maggiore qualche anno fa. Si chiama Kintsugi. Abbiamo venduto tante copie, ha fatto molto successo, ha avuto il suo tributo di reel, citazioni e perfino tatuaggi.


In soldoni, di cosa parla questo Kintsugi? Il kintsugi è un'antica tecnica giapponese che consiste nel recuperare gli oggetti di ceramica che si rompono, raccogliendone tutti i cocci, e riattaccandoli insieme con una lacca speciale rifinita di polvere d’oro.
La lacca si indurisce, la tazza si ricompone e quello che fino a poco fa era il ripieno del cassonetto adesso diventa un oggetto nuovamente di senso compiuto, anche se completamente diverso.
Ogni tazza rotta nel kintsugi diventa unica e irripetibile, perché ovviamente ogni tazza si rompe in maniera diversa e di conseguenza le venature dorate, solidificandosi, creano dei ricami diversi.
Il significato metaforico è senz’altro potente: questa nuova tazza, così ricomposta, può diventare molto più bella di prima, molto più preziosa; smette di essere un oggetto in serie e inizia a raccontare una storia.



Bellissimo.
Ammiro la tenacia e la resilienza celebrate da questa filosofia e spesso, nella mia vita, ho cercato di applicarla in tanti piccoli contesti: la cura, la pazienza certosina, la forza d’animo potrebbero essere la lacca d’oro che trasforma i cocci dei fallimenti quotidiani in qualcosa di più elevato?
Oltre a Kintsugi, quando vedo una tazza rotta, mi viene in mente un altro libro, che però porta con sé un pensiero completamente diverso.
Sto parlando di Via col vento, che sicuramente non è un manuale filosofico e che non ha niente a che fare con l’Oriente. Qui, signori, parliamo di un romanzo storico, forse uno dei più belli che mai siano stati scritti, e nelle sue pagine di cose che si rompono è pieno. Sistemi sociali, abitudini, valori, visioni della vita, amori, amicizie, sorellanze, speranze, sogni.




E, ironia della sorte, anche una tazza, che viene chiamata in causa proprio da Rhett Butler, in uno degli scambi di battute più belli della storia della letteratura.


Per un momento egli esitò come chiedendosi se una dolce menzogna fosse migliore della verità. Poi si strinse nelle spalle.
"Rossella, non ho mai avuto pazienza di raccogliere i frammenti di un oggetto rotto per incollarli insieme e dire a me stesso che l'oggetto riappiccicato vale quanto l'oggetto nuovo. Quello che è rotto è rotto e preferisco ricordarmelo quando era in buono stato piuttosto che aggiustarlo e vedere le tracce della rottura finché vivo. Forse se fossi più giovane - sospirò - ma sono troppo vecchio per credere in questi sentimentalismi e per ricominciare, troppo vecchio per portare quel peso di continue menzogne che accompagna la vita fatta di cortesi disillusioni. Non potrei vivere con te e mentirti e non potrei certo mentire a me stesso. Vorrei potermi interessare di ciò che fai e di dove vai, ma non posso.”





Quasi cento anni prima che il Kintsugi conquistasse i nostri scaffali, Rehtt Butler già ne aveva fatto piazza pulita con queste lapidarie parole.

Non c'è oro che possa far tornare indietro il tempo.
Questa filosofia può funzionare solo se uccidiamo una parte di noi stessi, quell'ego ostinato e ancorato al ricordo di ciò che era, per aprirci verso un futuro differente.

Ma se manca la condizione iniziale, se non si è disposti a perdersi, non c'è oro che tenga e quella tazza rotta e riappiccicata ci farà solo incarognire.









Quindi qual è la mia opinione su questa dicotomia?
In realtà non lo so nemmeno io.

Mi piace il Kintsugi... ma quanto è difficile da mettere in pratica! L'oro, che sia vero o metaforico, mica cresce sugli alberi.
E comprendo perfettamente Rhett, il cui atteggiamento mi sembra molto umano, ma allo stesso tempo rovinoso.

Non ho la risposta, ma ancora una volta rendo onore alla grandezza della lettura e dei grandi autori che, da un semplice coccio, riescono a tirare fuori due filosofie di vita radicali e talmente vere che non riesco a capire quale delle due mi appartenga di più.

Ma forse, anche soltanto continuare a rifletterci, è già una forma di crescita.

Voi invece come la pensate sull'argomento? Propendete per il Kintsugi oppure siete d'accordo con Rhett? 






martedì 4 agosto 2026

LE AVVENTURE DI UN CANALE YOUTUBE (La genesi)



Un'idea strampalata di quasi due anni fa sta prendendo sempre più piede nella mia vita e oggi ho voglia di parlarvene un po'. C'è da specificare che a me le cose più sono strampalate e più piacciono.

Ma partiamo dall'inizio...

Io e mio marito gestiamo una libreria di libri vintage e entrambi ci teniamo tantissimo che tutti i libri in vendita nel nostro negozio siano in ottimo stato. 

Usati sì, vabbé, ma non devono sembrare spazzatura o ciarpame, che diamine!

Questo principio ci obbliga, quotidianamente, a scartare un mare di roba: via quelli rotti, via i sottolineati (a meno che non siano proprio rari rari rari), via gli ammuffiti, i ciancicati, i tarlati, gli imbarcati e i sinistrati di ogni tipo.
Va da sé che seguendo questa regola dovremmo buttare via quasi tutti i libri per bambini vintage che ci capitano, perché se c'è una cosa che accomuna i fanciulli di ogni epoca è quella di non andare per il sottile con i propri oggetti.
I bambini i libri li massacrano, li masticano, li acciaccano, li lanciano, li ammassano. E quando amano quello che c'è scritto sopra allora li sfogliano e li risfogliano per centinaia di volte, arrivando a consumarli fino al completo disfacimento.
Trovare un libro per bambini vintage in buono stato è un colpo di fortuna niente male. Nella maggior parte dei casi sono (sarebbero) destinati al cassonetto.



Ma ecco entrare in gioco la mia debolezza.
Ogni volta che arriva il momento dell'epurazione io prendo questi scarti e li sfoglio un attimo, un attimo fatale. Quelle belle illustrazioni di una volta mi commuovono. Le storie raccontano spesso di sentimenti e valori che non ritrovo nel mondo che mi circonda, ma che invece tanto vorrei vederci.
E allora come faccio a gettare via quel libro, anche se è ridotto così male da non valere neanche i soldi della saponetta con cui dovrò lavarmi le mani dopo averlo maneggiato?

Per anni li ho messi in borsa e me li sono portati a casa. Ammonticchiati in un angoletto del garage, poi in due, poi di sopra a casa e poi... e poi... e poi... (qui ci starebbe bene la canzone di Giorgia in sottofondo...)... e poi un bel giorno mi sono detta...
Ma perché devono morire così questi libri?
Se mi si allagasse il garage sarebbero persi per sempre!!!
Perché non cercare di salvare almeno le storie che mi sembrano più belle e vedere se c'è qualcun altro che come me le apprezza?

E così è iniziata una nuova avventura...



Se volete dargli uno sguardo lo trovate a questo link:   https://www.youtube.com/@fiabeeleggendeconbarbara

domenica 1 dicembre 2024

ALTIDONA E UNA CASA PER TUTTI

 



Questa settimana ho avuto il piacere e l'onore di aiutare i bambini del comune di Altidona a comporre una fiaba a tema inclusione, in occasione dell'inaugurazione del loro Centro di Ascolto per Famiglie.

Vi lascio qui la storia creata da questi fantastici bimbi.

UNA CASA PER TUTTI

racconto a tema inclusione realizzato dai bambini di Altidona,
nell’occasione dell’inaugurazione del nuovo Centro Ascolto per Famiglie,
con l’ausilio della scrittrice Barbara Cerquetti.






Ad Altidona, sulla cima di una collina, c’era una casetta molto graziosa. Era alta solo un piano, e tutto attorno aveva un bellissimo giardino.
Dentro ci viveva un maialino che di mestiere faceva il muratore.
Era molto orgoglioso della sua casetta perché l’aveva costruita tutto da solo, senza l’aiuto di nessuno.
Un giorno comparve ai piedi della collina un cavallo che disse:
- Che bella casetta che hai. Posso viverci anche io?
Il maialino rispose: -Non lo so. Prima raccontami la tua storia.
E il cavallo raccontò:
Io sono un bravissimo investigatore. Tutti i giorni vado a fare la spesa e compro tante cose buone da mangiare così ho le energie per risolvere i casi su cui indago. Per esempio ultimamente stavo dando la caccia a dei misteriosi ladri di ciambelle. Dopo aver fatto merenda sono riuscito a capire che i colpevoli erano la volpe e il procione.
Il maialino ascoltò con attenzione e poi disse: -Mi sembri un tipo in gamba. Puoi restare.
E costruì il secondo piano, su cui andò a vivere il cavallo investigatore.
Un giorno comparve ai piedi della collina un panda cha disse: - Che bella casetta che
avete. Posso trasferirmi qui?
Il maialino e il cavallo risposero: -Vedremo. Prima però raccontaci la tua storia.
E il panda raccontò:
Io sono un musicista. Suono la chitarra e ogni giorno compongo una nuova canzone. Qualche volta però non mi vengono le idee e mi blocco. Allora faccio un balletto, mangio il bambù ed esco all’aria aperta ad ascoltare i suoni della natura. E così ritrovo sempre l’ispirazione.

Il maialino e il cavallo dissero: - Va bene, puoi rimanere.
E insieme costruirono il terzo piano, dove andò a vivere il panda.
Un giorno arrivò una tigre che disse: -Ma come vi siete sistemati bene! Posso rimanere con voi anche io?

Il maialino, il cavallo e il panda risposero. -E chi lo sa? Prima raccontaci la tua storia.
E la tigre raccontò:
Io faccio il veterinario ma la mia vita non è facile. I coniglietti e tutti gli altri erbivori hanno così paura delle mie zanne che scappano via senza farsi curare. Però ultimamente mi è venuta una bella idea. Sono andata al supermercato e ho riempito il carrello di cioccolata. Adesso ogni volta che qualche animale vuole fuggire gli do una barretta di cioccolato fondente e dopo averla mangiata a quello torna il coraggio di farsi visitare da me.
Il maialino, il cavallo e il panda dissero: -Ma che bravo! Va bene, sei dei nostri!
E a quel punto tutti insieme aggiunsero due nuovi piani alla casa.
Sì, due.
Uno per la tigre e un altro per chiunque sarebbe arrivato dopo, perché a quel punto erano sicuri che chiunque fosse anche lui avrebbe avuto una storia interessante da raccontare.
E sapete chi andò a sistemarsi al quinto piano?
Zunar, il gatto stravagante,
quello col pelo grigio affascinante,
quello che vive sul pianeta Zaribù
che se alzi il naso lo trovi lassù.
Zunar cercava una casa per le vacanze, dove appoggiarsi quando scendeva sulla Terra dal pianeta Zaribù.
Non rimase deluso perché nella piccola casetta di Altidona c’era posto per tutti, anche per gli extraterrestri!1

1 Zunar è il protagonista del libro Zunar sul pianeta Zaribù, di Valeria Marzi e Morena Verdenelli, ED GIACONI 


lunedì 21 ottobre 2024

ANDROCLO E IL LEONE

 Androclo e il leone è una fiaba appartenente alla mitologia romana che nel corso dei secoli è stata raccontata da molti autori, a partire da Aulo Gellio per finire con Camilleri.
Negli anni quaranta le antologie per le scuole elementari riproponevano spesso aneddoti della tradizione classica, riadattati per l'occasione da autori di pregio.
Nel mio canale youtube vi propongo una versione del 1948, scritta da Paolo Monelli.



lunedì 7 ottobre 2024

IL VIAGGIO DI SHUNA inaugura il mio canale youtube



Ho da poco dato il via al canale youtube  "Fiabe e leggende con Barbara" dove mi propongo di leggere fiabe e leggende tratte da vari libri vintage in mio possesso e approfondire quanti più aspetti possibili riguardanti la letteratura per l'infanzia.
Le idee non mancano, al contrario della perizia nel gestire i video, ma piano piano ci prenderò mano.

Non escludo di arrivare anche a caricare qualche storia mia un giorno, ma per il momento la priorità saranno classici e racconti fuori catalogo.

Il primo video l'ho dedicato alla videorecensione di un lavoro del maestro Hidao Miyazaki, sia perché è bellissimo, sia perché Miyazaki mi ha sempre portato fortuna.
                                                             


Ecco quindi Il viaggio di Shuna, edito per la prima volta in Italia nel gennaio 2024, dalla casa editrice BAO.

Qui da noi è arrivato solo adesso ma in realtà si tratta di un'opera molto vecchia.
Risale addirittura al 1983 e grazie all'uscita al cinema de Il ragazzo e l'airone finalmente possiamo godercela.
L' argomento della storia è proprio una leggenda, raccontata sotto forma  di romanzo grafico, o graphic novel se preferite. 

Buona visione, dunque.


sabato 28 settembre 2024

Uglies... ci voleva Netflix?

                                                     


È di questi giorni la messa in onda su Netflix di Uglies, un film distopico ambientato in una società  dove la bellezza è talmente ambita da diventare un obbligo. Al compiere dei 16 anni tutti i ragazzi subiscono un’operazione che toglie ogni imperfezione e difetto fisico, facendoli passare dalla condizione di “brutti” (o, in lingua originale, Uglies) a quella di “perfetti” ( o, meno presuntuosamente, “pretties”).
Il film arriva con 18 anni di ritardo sui libri.
Dovete sapere infatti che il primo libro della serie Uglies esce negli Stati Uniti nel lontano 2005.
Si tratta della prima trilogia distopica young adult degli anni duemila e, considerando l’anno d’uscita, si trattava di un’opera all’avanguardia (c’erano già tutti gli elementi tipici del genere che successivamente si sarebbero trasformati quasi in cliché) e profetica (anticipava quella che sarebbe diventata la mentalità figlia di Instagram e Tik Tok ben prima che Instagram e Tik Tok fossero inventati).

Purtroppo in Italia la serie ebbe una vicenda editoriale a dir poco grossolana.
Nel 2006 Mondadori fece uscire il primo episodio. Il titolo fu tradotto da Uglies a Brutti, e venne mantenuta la grafica della copertina originale.
Nel 2007 fu la volta del secondo episodio, Perfetti.
Poi fu il nulla.
Il terzo episodio non uscì più, e tutti i lettori che avevano seguito le vicende di Tally e Shay dovettero rinunciare a scoprire quale sorte attendeva le due ragazze.


Almeno fino al 2013, quando finalmente uscì…
il terzo volume? Il tanto atteso “Speciali”?

Magari, cari i miei ottimisti.
Nel 2013 uscì Beauty, un tomone che raccoglie TUTTA la trilogia in un unico volume.
Capite? Mondadori pubblicò in raccolta la trilogia di una serie che non si era mai data la briga di completare...
Chi voleva scoprire la fine della storia (se ancora qualcuno fosse stato interessato, dopo ben sette anni) doveva ricomprare di nuovo anche i primi due episodi, perché non c’era modo di avere il libro singolo, tranne forse strappare le relative pagine e rilegarsele per conto proprio.


A quel punto il volumone fu abbastanza snobbato dai lettori (almeno da quelli che frequentavano la mia libreria, ma non credo che altrove ci sia stata la fila per acquistarlo). Chi all'epoca aveva comprato Uglies e Pretties aveva ormai perso interesse nella storia, neanche la ricordava più addirittura. Teniamo presente che una trilogia young adult deve uscire in tempi brevi perché il suo fruitore è un ragazzino/a in via di sviluppo, e quello che lo affascina a 14 anni non è detto che gli interessi ancora a 16. Figuriamoci a 21.

Chi invece era adolescente nel 2013 e si trovava per la prima volta di fronte all’opera di Westerfeld non ne fu particolarmente attratto perché nel frattempo era esploso il fenomeno Hunger Games (tutta la trilogia, e anche il primo film) e da anni le librerie erano invase dalla valanga di libri-clone che ne erano seguiti (Divergent su tutti).
Ormai questo mattone che parlava di omologazione e accettazione aveva un che di trito (prova a spiegarglielo tu a un ragazzino innamorato di Katniss che Tally era arrivata prima).
Un peccato per Scott Westerfeld, che considero uno degli autori più sottovalutati degli anni 2000. Una sorte simile a quella di Brutti ha avuto la sua trilogia steampunk Leviatan, stavolta in mano all’Einaudi.

Oggi, con l’uscita del film su Netflix, Mondadori prova nuovamente ad acchiappare la lepre proponendo la serie in tre volumi separati (finalmente!!!), tutti già reperibili (sempre sia lodato), con copertine molto accattivanti (male non fa).

Purtroppo a remargli contro sarà ancora una volta la mancanza di tempismo.
Il film arriva quando ormai tutti i buoi sono usciti dalla stalla. Di libri e film sul genere in questi 18 anni ne sono stati prodotti a torme, e il genere si è purtroppo esaurito.
Hunger Games ha vinto su tutta la linea, sia sul fronte della scrittura, più serrata e coinvolgente, che della critica sociale, più feroce ed esplicita.
Il punto di forza di Uglies all’epoca era il suo essere profetico, ma ora che quelle profezie si sono tutte avverate a guardare il film ci si sembra solo di guardare una scopiazzatura di tanti altri, e a leggere il libro ci pare di contemplare una triste Cassandra.






mercoledì 18 settembre 2024

Seven, episodio n. #JPF-313 : ATTENTI A URTY!!!

Salve!!
    Salve, mi chiamo Emme e sono il vice capitano dei Seven!


Col nostro lavoro non si scherza.
Abbiamo a che fare di continuo con la peggior specie di flagello che possa capitare: i VEN (che poi sarebbe l'abbreviazione di Vegetali Extra Nefasti).

Adesso voi vi starete dicendo: "Ah, che esagerato questo ragazzino. Quanti danni potrà mai fare una pianta?"
Fidatevi di me: tantissimi. Con le piante non si scherza, soprattutto da quando i loro spiriti sono stati trasformati in mostri.

Come quella volta che a Gozzoviglio, il paese dove vivo, era stata organizzata la cerimonia di benvenuto per Zom Poh, il noto campione tailandese di parkour.
Lo sapete, vero, cos'è il parkour? 
Vi è mai capitato di imbattervi in qualche video di gente che si arrampica sui muri dei palazzi, salta da un balcone a una grondaia, si lancia da un ponte, rimbalza sulla barca a remi che casualmente sta passando lì sotto e atterra preciso e fresco sulla ringhiera di una scalinata?
Ecco, quello è parkour. 


Il campione Zom Poh si sgranchisce la schiena


Per un grande colpo di fortuna il campione del mondo quell'estate era venuto in villeggiatura dalle nostre parti e gli erano piaciuti così tanto i nostri paesaggi (e le nostre grondaie) da decidere di trasferirsi qui.
Non vi sto a raccontare i salti di gioia che aveva fatto il sindaco al pensiero della pubblicità che ne sarebbe venuta fuori. Era talmente euforico che aveva organizzato una festa in pompa magna, al teatro comunale, con tanto di musica, discorsi e consegna di fiori al grande atleta.
Tutti gli abitanti di Gozzoviglio erano accorsi ovviamente, un po' perché per noi Gozzoviglioni ogni occasione è buona per fare bisboccia, un po' perché tutti speravano che Zom Poh avrebbe concesso un'esibizione delle sue grandi abilità.



-Par-kour! Par-kour! - gridavano i giovani al loro beniamino.


- Parcù! Parcù! - gridavano gli anziani, che ancora non avevano ben capito in cosa fosse specializzato quel ragazzotto sopra al palcoscenico ma visto che tutti lo acclamavano anche loro si univano con fiducia al coro.
Quando alla fine il grande campione decise di accontentare la richiesta la platea si zittì di colpo, in un silenzio carico di aspettativa.

Le luci si spensero e un unico riflettore occhio di bue illuminò mr. Poh.
Che peripezie avrebbe fatto? 
Dove si sarebbe arrampicato?
Mentre stavamo tutti a fissarlo col fiato sospeso una specie di pallina da ping pong lo colpì sulla spalla e rimbalzò via.
Faceva parte del numero?

Lui allargò le braccia ed emise il seguente suono:

Arraarrauhu
humannaggù
haiahaiaiahì


Fece un saltino a destra, uno a sinistra, e poi un grande scivolone all'indietro.



-Sarebbe questo il famoso parcù?- domandarono un paio di nonnetti.

-A me pare una specie di brecdens- rispose qualche vecchietta.

Intanto sul palcoscenico avevano iniziato a volare palline da ping pong da tutte le parti che andarono a colpire anche il sindaco e la valletta. Tempo due secondi anche loro sui misero a fare saltelli e a cantilenare Arraarrauhu eccetera.

Per me, che me ne stavo seduto in platea, e gli altri componenti dei Seven che si trovavano con me, non c'erano dubbi: quelle palline non erano vere palline da ping pong, ma una qualche arma pestifera da cui era meglio tenersi alla larga.
Sicuramente era stato un VEN a combinare quel disastro... ma quale? E soprattutto... dove si nascondeva?
-Guarda- gridò Margherita, mia sorella, indicando il riflettore occhio di bue. 
Eccolo lassù, il guastafeste! Se non fosse stato per il colore verde, sarebbe sembrato a tutti gli effetti una scimmia.



Avremmo scoperto solo in seguito che si trattava di Urty, il mostro dell'ortica. Ci sfuggì, e da quella volta si è dimostrato uno dei nostri avversari più fastidiosi e ricorrenti.

Chissà, forse un giorno troverete tutta la storia per filo e per segno in libreria, e vi dirò come abbiamo sudato sette camicie per liberarci di lui quel giorno a teatro, e quanto c'è voluto per convincere Zom Poh a rimanere a Gozzoviglio dopo quella figuraccia.
Per ora vi basti sapere che quella brutta peste di Urty prima di diventare un VEN era lo spirito di una pianta molto famosa.
Noi siamo riusciti a scoprirlo solo quando siamo riusciti a catturarlo.
Se vi va la prossima volta vi racconto come abbiamo fatto.


Kintsugi e Rhett Butler: due filosofie davanti a una tazza rotta

A proposito di dubbi letterari, ce n'è uno che mi affligge da un po'. Riguarda una tazza rotta. O meglio… riguarda due libri molto f...